Organizzare per non discriminare

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Alla vigilia di una serie d’incontri promossi dai Comitati Unici di Garanzia in cui sono coinvolta vorrei soffermarmi su questo duplice aspetto legato ai temi dell’organizzazione e delle discriminazioni riferendole ai luoghi di lavoro.

Iniziamo con il comprendere cosa sottende il concetto di discriminazione ossia la distinzione, diversificazione o differenziazione operata fra persone, cose, casi o situazioni.

È evidente che le discriminazioni vengono attuate a seguito di una volontà, anche se essa può non essere consapevole, che deriva da una precostituita modalità di classificazione del circostante.

A tale proposito, quindi, sono fondamentali le precomprensioni che ci accompagnano e che hanno contribuito a costruire i modelli culturali e sociali di riferimento e all’elaborazioni di teorie che governano processi e decisioni.

Per definire discriminante un atteggiamento esso deve avere due principali caratteristiche:

  • essere particolare, diverso rispetto agli altri individui o gruppi di individui
  • mancare di giustificazione per questo differente trattamento

Possono verificarsi tre diverse tipologie di discriminazioni:

  • dirette, ossia quando si agisce per mettere un soggetto o un gruppo in una posizione di svantaggio
  • indirette o strutturali quando una norma, un regolamento, una prassi, un criterio o un parametro apparentemente neutri mettono – di fatto – in una situazione di svantaggio un soggetto o una categoria
  • molestie intese come quei comportamenti non desiderati, messi in atto allo scopo o con la conseguenza di ledere la dignità di una persona. Quando le molestie derivano da comportamenti discriminanti vengono perseguite quali discriminazioni.

e possono, pertanto, essere individuali ossia colpire un singolo soggetto oppure collettive e colpire un gruppo o una categoria.

Per concludere, i fattori di discriminazione riconosciuti dalla normativa italiana sono:

  • il genere
  • l’origine etnica o razziale
  • il credo (opinioni, fede, religione)
  • l’orientamento sessuale
  • l’età
  • la disabilità fisica o psichica

Analizzando, ora, il concetto di organizzazione sarà evidente come determinati strumenti organizzativi possano contribuire alla costruzione di un benessere organizzativo e favorire l’eliminazione di situazioni discriminanti.

L’etimologia della parola organizzazione spiega che si tratta dello strumento con cui un gruppo di persone, formalmente unite per raggiungere uno o più obiettivi comuni, raggiungono tali obiettivi che non potrebbero essere conseguiti individualmente.

Esistono diversi modelli e tipologie organizzative, dai più rigidi a quelli più duttili e, in ogni struttura, spesso vengono applicati più modelli che s’implementano tra di loro.

Tutti, comunque, hanno delle caratteristiche comuni e distintive determinate da:

  • flussi di comunicazione e modalità di relazione interni ed esterni alla struttura organizzativa
  • definizione dei ruoli e delle funzioni che devono essere formalizzati e resi pubblici

e si avvalgono del fondamentale strumento della delega che troppo spesso sottovalutato e che, invece, ha un grande potere organizzativo e chiarificatore.

Le strutture organizzative, quindi, determinano le gerarchie ma ciò avviene non per la definizione e detenzione del potere ma per un efficace ed efficiente svolgimento dei compiti.

Mi piace spiegare l’organizzazione portando ad esempio un’orchestra quale struttura organizzativa basata su grandi personalità e che, se ben diretta, produce delle splendide armonie ossia la sovrapposizione logica di una successione di suoni che sono funzionali gli uni agli altri.

In un’orchestra ciascuno ha il suo spartito (ruolo) contraddistinto per categorie di strumenti (fiati, archi, corde, percussioni) e per ciascuno strumento differenziandosi ulteriormente nelle singole parti che vengono attribuite in base alle competenze ed alle caratteristiche di ciascun musicista.

Il direttore d’orchestra (leadership) ha la funzione di coordinare le attività e sostenerle affinché il risultato ottenuto sia armonico.

Nell’orchestra tutti suonano seguendo uno spartito (regole) per la realizzazione di un brano (obiettivo) e, soprattutto, si ascoltano reciprocamente (comunicazione) ponendo attenzione all’intensità ed al tempo degli altri (relazioni) perché solo così si possono ottenere delle armonie.

Realizzando, quindi, una struttura organizzativa attenta a questi aspetti e supportata da regole chiare – anche mediante la realizzazione di manuali, mansionari e procedure – e, soprattutto, ponendo molta attenzione all’ascolto ed alla costruzione di relazioni efficaci si possono prevenire situazioni discriminati.

I Comitati Unici di Garanzia sono strumenti indispensabili di supporto all’organizzazione che attuano interventi di:

  • ascolto
  • monitoraggio e valutazione
  • sensibilizzazione e cultura
  • progettazione ed implementazioni di azioni positive
  • elaborazione di codici di condotta

I Comitati non devono occuparsi di singoli casi ma dell’intera complessità aziendale favorendo l’emersione di delle situazioni particolari e portandole all’attenzione di organismi preposti ed in particolare pretendere dall’ente la nomina delle figure dei/delle Consigliere di Fiducia che devono avere grandi capacità di mediazione ed evitare l’insorgere del contenzioso trovandosi ad ascoltare e supportare le richieste del singolo soggetto ma essendo, nel contempo, di fiducia dell’Amministrazione.

A supporto costante dei Comitati Unici di Garanzia ci sono, come previsto dalla normativa, le Consigliere di Parità soprattutto per le attività di prevenzione che investono la collettività di lavoratrici e lavoratori.

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Informazioni su vice Consigliera di Parità Regione Marche

Paola Petrucci è nata ad Ascoli Piceno il 2 maggio 1962, coniugata con un figlio, è da sempre attiva nel mondo del volontariato, dell'educazione e della promozione sociale. Ha frequentato l'Istituto Tecnico per Geometri ed è stata iscritta all'Albo dei Geometri dal 1981 al 2011 svolgendo, tra l'altro, la libera professione. Pur non essendosi mai iscritta all'Università ha frequentato master sulle tematiche del marketing, dell'innovazione e della gestione d'impresa. Tra il 1981 ed il 1995 ha gestito l'impresa edile di famiglia occupandosi prevalentemente delle relazioni con la committenza, del marketing relazionale e dell'organizzazione generale. Nel 1995 ha iniziato a svolgere l'attività di consulente e formatore delle aree: dinamiche di gruppo, tecniche di organizzazione, creazione d'impresa, motivazioni imprenditoriali anche in ottica di genere, tecniche di autoimprenditorialità, marketing di se' e bilanciamento delle competenze partecipando a numerosi progetti sia per Enti Privati che per Enti Pubblici. Tra il 1995 ed il 2008 è stata amministratrice e responsabile di progetto della società Sorelle Petrucci snc con la quale erogava servizi a favore di Enti Pubblici e Privati per il sostegno delle attività imprenditoriali, unitamente alle sorelle. Tra il 1989 ed il 1997 ha ricoperto diversi ruoli istituzionali in seno a Confindustria sia per la Provincia di Ascoli Piceno (Presidente dei Giovani Imprenditori e vice Presidente della stessa Confindustria Provinciale) che a livello regionale quale vice Presidente regionale dei Giovani Imprenditori delle Marche oltre a ruoli tecnici e di supporto in Commissioni Nazionali in seno ai Giovani Imprenditori di Confindustria. Dal 1996 è componente della Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno dove ha svolto il ruolo di vice Presidente e di coordinatrice dei gruppi di lavoro sulle tematiche inerenti l'impresa, il lavoro e la formazione. Dal 2001 ricopre il ruolo tecnico di Consigliera di Parità per la Provincia di Ascoli Piceno e, dal 2011, quello Consigliera di Parità per la Regione Marche. Nel 2014/2016 ha partecipato al gruppo di coordinamento nazionale degli Stati Generali delle donne come responsabile dei percorsi sul passaggio generazionale e degli Stati generali delle donne delle Marche. Ha collaborato alla redazione di diverse pubblicazioni e, ad ottobre 2015, ha pubblicato un breve saggio dal titolo Chi ha paura del gender? Dal 2016 è la Leader della Rete al femminile di Ascoli Piceno.
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