Quale lavoro per le donne?

10959400_10200168340847433_6638087093036145286_nGrazie ai social network (FaceBook in particolare) ho contatti con tante realtà del nostro paese – e non solo – e scopro mondi che non sempre condivido avendo così l’opportunità di riflettere e segnalare.

L’opportunità di questa mattina, a cui puntualmente rispondo, mi è offerta da Federica Mazzoni, donna bolognese impegnata con cui condivido passioni, che ha portato agli onori della cronaca un’etichetta.
Si tratta dell’etichetta di una felpa per ragazzi, della ditta SHOESHINE che vedete nell’immagine in testa a questo articolo e che vi chiedo di leggere fino in fondo, compresa la riga piccola alla fine in inglese.

Si tratta delle classiche istruzioni per il lavaggio a cui, qualche pubblicitario (mi auguro uomo perché non voglio pensare che l’idea sia stata di una donna) ha aggiunto il seguente consiglio di lavaggio  “dalla a tua madre è il suo lavoro”.

Questa è la risposta stereotipata e sessista alla mia domanda di apertura: Quale lavoro per le donne?

Chi mi conosce può già immaginare la mia reazione:

Ma il mio impegno, trattandosi in particolare di lavoro e di discriminazione di genere in questo ambito, non può fermarsi ad una semplice segnalazione.

M’interrogo sul significato profondo di questo fatto, sull’effetto diseducativo che questa azienda può produrre sui nostri figli (ho fatto un giro online ed ho visto che produce essenzialmente abbigliamento in felpa dedicato a questo target) con un messaggio come questo.

Penso alle tante adolescenti che, in questi mesi, si sono interrogate sul loro futuro e si sono iscritte al percorso di scuola media superiore e alle tante giovani che si stanno interrogando sulla scelta universitaria……

Cosa rispondiamo loro? Qual’è la loro prospettiva lavorativa?
Secondo quest’azienda dovrebbero essere madri e dedicarsi al bucato….senza considerare che, in Italia, si tratta anche di un ‘attività non retribuita……

Ovviamente chiedo a tutti di fare quello che ho fatto io: segnalare allo IAP, ma non basta….

Allora il mio invito, non solo ai genitori, ma ai giovani consumatori di tale abbigliamento è: non comprate prodotti della SHOESHINE perché quest’azienda non vi vuole bene!

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Informazioni su vice Consigliera di Parità Regione Marche

Paola Petrucci è nata ad Ascoli Piceno il 2 maggio 1962, coniugata con un figlio, è da sempre attiva nel mondo del volontariato, dell'educazione e della promozione sociale. Ha frequentato l'Istituto Tecnico per Geometri ed è stata iscritta all'Albo dei Geometri dal 1981 al 2011 svolgendo, tra l'altro, la libera professione. Pur non essendosi mai iscritta all'Università ha frequentato master sulle tematiche del marketing, dell'innovazione e della gestione d'impresa. Tra il 1981 ed il 1995 ha gestito l'impresa edile di famiglia occupandosi prevalentemente delle relazioni con la committenza, del marketing relazionale e dell'organizzazione generale. Nel 1995 ha iniziato a svolgere l'attività di consulente e formatore delle aree: dinamiche di gruppo, tecniche di organizzazione, creazione d'impresa, motivazioni imprenditoriali anche in ottica di genere, tecniche di autoimprenditorialità, marketing di se' e bilanciamento delle competenze partecipando a numerosi progetti sia per Enti Privati che per Enti Pubblici. Tra il 1995 ed il 2008 è stata amministratrice e responsabile di progetto della società Sorelle Petrucci snc con la quale erogava servizi a favore di Enti Pubblici e Privati per il sostegno delle attività imprenditoriali, unitamente alle sorelle. Tra il 1989 ed il 1997 ha ricoperto diversi ruoli istituzionali in seno a Confindustria sia per la Provincia di Ascoli Piceno (Presidente dei Giovani Imprenditori e vice Presidente della stessa Confindustria Provinciale) che a livello regionale quale vice Presidente regionale dei Giovani Imprenditori delle Marche oltre a ruoli tecnici e di supporto in Commissioni Nazionali in seno ai Giovani Imprenditori di Confindustria. Dal 1996 è componente della Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno dove ha svolto il ruolo di vice Presidente e di coordinatrice dei gruppi di lavoro sulle tematiche inerenti l'impresa, il lavoro e la formazione. Dal 2001 ricopre il ruolo tecnico di Consigliera di Parità per la Provincia di Ascoli Piceno e, dal 2011, quello Consigliera di Parità per la Regione Marche. Nel 2014/2016 ha partecipato al gruppo di coordinamento nazionale degli Stati Generali delle donne come responsabile dei percorsi sul passaggio generazionale e degli Stati generali delle donne delle Marche. Ha collaborato alla redazione di diverse pubblicazioni e, ad ottobre 2015, ha pubblicato un breve saggio dal titolo Chi ha paura del gender? Dal 2016 è la Leader della Rete al femminile di Ascoli Piceno.
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5 risposte a Quale lavoro per le donne?

  1. nicoletta muserra ha detto:

    Cara mia consigliera,io le consiglierei di badare ad altre questioni che in Italia sono molto più gravi! Sta badando a far segnalare un’etichetta,perché invece non bada a:
    1)la disoccupazione giovanile
    2)il debito pubblico
    3)Avviare un’impresa è difficile in Italia, a causa di normative arcane. Chiunque voglia fondare un’impresa deve passare attraverso un calvario di sedici procedure, che richiedono sessantadue giorni lavorativi per essere espletate.
    4) se si ha la fortuna di riuscire ad avviare la suddetta impresa, le spese sono così alte che porta la gente a suicidarsi (innumerevoli casi in italia)
    5)L età di pensionamento portata a 65 anni, mia madre è rimasta disoccupata a 52 anni, troppo vecchia per l’Italia per trovare lavoro ma troppo giovane per la pensione,vive con la reversibilità della morte di mio padre di 500 euro, inutile dire che vanno via per le bollette (d’altronde non sapete più come spremerci), per fortuna c’è con noi mia nonna e la spesa viene fatta con la sua pensione.
    6)La malasanità,ospedali che non funzionano e liste d’attesa per visite specialistiche di mesi, se non hai soldi per un privato,puoi anche morire!
    7) Le università italiane, sovraffollate fino alla saturazione, le riforme efficaci sono state poche e il livello della spesa per la ricerca è troppo basso.
    Il suo problema è lo stomaco pieno, dalle mie parti si dice dia calci!Se dovesse lottare per pagare una bolletta come fanno la maggior parte degli italiani,credo che sarebbe risentita per altro, le ho dato 7 punti assolutamente più importanti su cui battersi, faccia qualcosa di serio anziché perdere tempo con un’etichetta di felpa ritenuta addirittura sessista!però magari un questi giorni è andata a vedere 50 sfumature di grigio,alcuni avrebbero ritenuto quel film sessista! E non una frase su una felpa che effettivamente se appartiene ad un teenager, viene lavata dalla mamma!

    • cara <Nicoletta,
      oltre a non apprezzare il tono del suo commento sono costretta a costatare che lei mostra di non conoscere il ruolo delle Consigliere di Parità che, sinteticamente, le riepilogo: sono Pubblici Ufficiali, tecnici e non politici, il cui ruolo è finalizzato far rispettare il principio di non discriminazione e della promozione di pari opportunità per donne e uomini nel lavoro.
      Per questo motivo, nel mio ruolo istituzionale, mi occupo di tematiche come queste che interessano il lavoro in ottica di genere e non posso occuparmi, per esempio, di debito pubblico o di malasanità come lei mi suggerisce.
      Di contro mi occupo, sempre in otica di genere, d’inserimento e reinserimento lavorativo, sostegno alle imprese.
      Consiglio sempre d’informarsi prima di emettere sentenze e, in questo blog, può trovare un assaggio delle tematiche di cui mi occupo.

      • alex ha detto:

        Però può occuparsi di questioni più importanti… Sa che siamo fanalino di coda per quanto riguarda gli asili nido gratuiti? Lo sa quanta fatica deve fare una mamma (e quindi una donna) per trovare posto al proprio bambino? Il più delle volte vengono lasciati ai nonni.. Ne ho citata solo una ma di cose più importanti potrei citarne mille. Non viviamo in un efficiente paese del Nord Europa.. Siamo in Italia.

      • e chi ti dice che non me ne occupo?
        questo blog è solo un’ssaggio di ciò che faccio…..

  2. Ho visto etichette simili (tutte in inglese) dove a seguito di alcune indicazioni di lavaggio si concludeva (tradotto da una nipote che di inglese ne sa più di me): “oppure dallo a tua mamma, lei sa come si fa” . . . l’avevo preso come una battuta scherzosa, pensando ai primi anni della FigliaPiccola all’Università, quando serviva chiamava per avere consigli. 😉
    Ma questa frase, in effetti, è più “pesante” . . . mica siamo le schiave di casa! 🙂

    Farò “girare”. 🙂

    Ciao, Fior

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