Speriamo che sia femmina!

quattro generazioni di donneIn Italia inizia il 2015 con la nascita di una bambina che hanno chiamato Aurora, una benedizione per il nostro paese: segno di prosperità e di pace di cui le femmine sono portatrici.

Voglio pensare a questo 20015 come ad un anno in cui i sogni e le speranze – di cui le donne in particolare sono portatrici – avranno compimento e vi propongo il mio intervento agli Stati generali delle Donne del 5 dicembre scorso sul tema Giovani donne, confronti tra generazioni che ho voluto intitolare Speriamo che sia femmina.

Vi parlerò di donne vere, con una discreta approssimazione alla realtà, e di come leggere in parallelo le loro vite.

Giulia, oggi quasi ottantenne da pochi mesi vedova; di Chiara e Francesca – prima e quarta figlia di Giulia – appartenenti già a due diverse generazioni; di Emma, Alice e Stefania le tre nipoti di Giulia.

Una famiglia forse virtuosa ma che è specchio di generazioni di donne che si confrontano quotidianamente e che ne escono arricchite e più forti.

Da una famiglia nata con il vecchio regime di famiglia, in cui le donne perdevano il loro cognome per assumere quello del marito al quale dovevano sottostare a nuove famiglie che, sapendo guardare a quella originaria, basate su stima, fiducia e rispetto reciproco.

Quando è forte il divario tra i modelli culturali delle diverse generazioni a confronto possiamo parlare di conflitto generazionale o, nell’intento di leggere le differenze in chiave positiva meglio, di gap generazionale.

In passato le generazioni si sono distinte per diversi gusti musicali e differenti percorsi culturali mente oggi sono principalmente indotti dalle innovazioni della tecnologia, compreso lo sviluppo della televisione, e dal suo utilizzo.

I media e, quindi, i percorsi d’informazione e di trasferimento della cultura, sono cambiati radicalmente: la carta stampata richiedeva un rapporto più personale con la notizia, la televisione – attivando vista e udito – entra nelle case invadendole con i suoi modelli, i nuovi media portano a relazioni impersonali o fintamente dirette.

Un tempo le generazioni differivano tra loro per la tipologia d’impegno e per gli ideali che perseguivano, oggi la differenza è prodotta dalle relazioni interpersonali e dalla loro percezione.

Lavorando, a titolo volontario, nell’educazione dei giovani da oltre trent’anni (e occupandomi anche, a livello nazionale della formazione degli educatori volontari) ho avuto modo di osservare le diverse generazioni e meditare sulla loro evoluzione.

Le ragazze di oggi continuano a combattere per la loro autonomia e realizzazione sociale, economica e affettiva come le loro mamme e le loro zie ma, non sempre, sanno utilizzare in chiave gli strumenti che l’odierna società mette a disposizione.

Il vero problema (non solo per il genere femminile) è una regressione culturale, una forma di analfabetismo relazionale che, facilitando il condizionamento da stereotipi e strumenti di comunicazione/relazione di massa, portano alla definizione a ribasso degli obiettivi.

Le nuove analfabete perdono la capacità di riconoscere l’essenzialità delle persone, la loro unicità, e tendono alla omologazione sociale, culturale e di prospettive.

È necessario, quindi, recuperare i valori e gli obiettivi che non fanno distinzione tra le diverse generazioni di donne e per farlo dobbiamo combattere questa nuova forma di analfabetismo per puntare sulla grande capacità delle donne d’intessere relazioni efficaci e……sperare che sia femmina.

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Informazioni su vice Consigliera di Parità Regione Marche

Paola Petrucci è nata ad Ascoli Piceno il 2 maggio 1962, coniugata con un figlio, è da sempre attiva nel mondo del volontariato, dell'educazione e della promozione sociale. Ha frequentato l'Istituto Tecnico per Geometri ed è stata iscritta all'Albo dei Geometri dal 1981 al 2011 svolgendo, tra l'altro, la libera professione. Pur non essendosi mai iscritta all'Università ha frequentato master sulle tematiche del marketing, dell'innovazione e della gestione d'impresa. Tra il 1981 ed il 1995 ha gestito l'impresa edile di famiglia occupandosi prevalentemente delle relazioni con la committenza, del marketing relazionale e dell'organizzazione generale. Nel 1995 ha iniziato a svolgere l'attività di consulente e formatore delle aree: dinamiche di gruppo, tecniche di organizzazione, creazione d'impresa, motivazioni imprenditoriali anche in ottica di genere, tecniche di autoimprenditorialità, marketing di se' e bilanciamento delle competenze partecipando a numerosi progetti sia per Enti Privati che per Enti Pubblici. Tra il 1995 ed il 2008 è stata amministratrice e responsabile di progetto della società Sorelle Petrucci snc con la quale erogava servizi a favore di Enti Pubblici e Privati per il sostegno delle attività imprenditoriali, unitamente alle sorelle. Tra il 1989 ed il 1997 ha ricoperto diversi ruoli istituzionali in seno a Confindustria sia per la Provincia di Ascoli Piceno (Presidente dei Giovani Imprenditori e vice Presidente della stessa Confindustria Provinciale) che a livello regionale quale vice Presidente regionale dei Giovani Imprenditori delle Marche oltre a ruoli tecnici e di supporto in Commissioni Nazionali in seno ai Giovani Imprenditori di Confindustria. Dal 1996 è componente della Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno dove ha svolto il ruolo di vice Presidente e di coordinatrice dei gruppi di lavoro sulle tematiche inerenti l'impresa, il lavoro e la formazione. Dal 2001 ricopre il ruolo tecnico di Consigliera di Parità per la Provincia di Ascoli Piceno e, dal 2011, quello Consigliera di Parità per la Regione Marche. Nel 2014/2016 ha partecipato al gruppo di coordinamento nazionale degli Stati Generali delle donne come responsabile dei percorsi sul passaggio generazionale e degli Stati generali delle donne delle Marche. Ha collaborato alla redazione di diverse pubblicazioni e, ad ottobre 2015, ha pubblicato un breve saggio dal titolo Chi ha paura del gender? Dal 2016 è la Leader della Rete al femminile di Ascoli Piceno.
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