Riflessione a voce alta

© Copyright 2008 Corbis CorporationOgni anno, a marzo, si ripete la solita follia: iniziative che si sovrappongono e si fagocitano per parlare di donne e di femminile e le polemiche, come sempre, impazzano.

Anche io sono artefice di queste polemiche avendo postato su FB, sulla mia bacheca e in tutti gli eventi programmati per l’8 marzo a cui sono stata invitata (circa 30) questo messaggio “Sulle locandine e negli eventi su FB, ma non solo, ancora compare la parola FESTA abbinata all’8 marzo……. L’8 marzo è la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA, non è una festa (oltre tutto consumistica) ma una giornata di riflessione, studio, coinvolgimento, confronto…… Non so se essere più amareggiata o arrabbiata……”

Questa mia provocazione è nata dall’esigenza di sottolineare, ancora una volta, il valore delle parole (la lingua italiana non è come le altre lingue per questo…) e il significato che impropriamente viene attribuito alle stesse trasformando la forma in sostanza.

Il mio lavoro e la mia esperienza mi confermano che l’errato uso delle parole e la loro interpretazione alimentano pregiudizi e stereotipi che non fanno bene all’intera società, dobbiamo continuare a vigilare e combattere gli stereotipi per confidare in un futuro più attento e di qualità.

Provo a raccogliere le idee prima di dare inizio ad un interminabile tour per le Marche (e non solo) che mi vedrà portare saluti, introdurre discussioni, fare interventi, confutare tesi, ecc. e che si svolgerà per tutto il mese di marzo.

Ci sono due donne, tra le tante, che voglio citare.

La prima è Charlotte Whitton (1896 – 1975), prima Sindaca canadese ad Ottawa che ha affermato “Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile.”

La seconda è Luciana Litizzetto, dei giorni nostri, che ha sostenuto che “Se dietro un grande uomo c’è una grande donna, dietro una grande donna c’è una grande colf.”

Premetto che la mia vita, per lungo tempo, si è basata sul dover dimostrare quanto valessi e le mie capacità e questo non mi ha dato maggiori sicurezze ma ha spesso creato frustrazioni e fatiche in più.

Tra l’altro sono un’efficentista ma ho imparato, e cerco di spiegare nelle mie attività di consulenza e docenza, che la risposta giusta è delegare costruendo la relazione sulla fiducia, è l’unico percorso che porta frutti duraturi e tangibili nel tempo!

Perché bisogna dimostrare più di quanto non lo facciano altri?

Il vero problema è che ancora oggi le donne sono portate a dover dimostrare molto più degli uomini, questo è l’errore: interpretare erroneamente il concetto di meritocrazia – che è fondamentale – facendolo viaggiare su due binari paralleli infarciti di stereotipi e luoghi comuni.

Dobbiamo imparare che NON SIAMO UGUALI MA DIVERSI tutti quanti, a prescindere dal genere, e che questa è la nostra salvezza e che sulla valorizzazione delle nostre differenze si deve basare la costruzione del futuro, dei ruoli e degli atteggiamenti.

Non esiste un genere migliore dell’altro o una modalità più giusta in assoluto, esistono reazioni, modalità, atteggiamenti giuste in funzione della situazione, delle caratteristiche e delle meravigliose diversità che si presentano in uno specifico momento!

Perché tendiamo a delegare sempre ad un’altra donna?

Non voglio che dietro ad una grande donna ci sia una grande colf o, peggio, che dietro ad un grande uomo ci sia una grande donna.

Prima di tutto voglio che non sia dietro ma affianco, perché pari opportunità significa, prima di tutto, riconoscere alla pari il valore intrinseco di ciascuno.

Voglio che, accanto ad ogni successo individuale, ci sia un gioco di squadra basato su di una sana reciprocità e sulla consapevolezza che si cresce insieme, per dirla con parole di oggi voglio che accanto ad ogni successo ci siano scelte consapevoli di conciliazione.

 

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Informazioni su vice Consigliera di Parità Regione Marche

Paola Petrucci è nata ad Ascoli Piceno il 2 maggio 1962, coniugata con un figlio, è da sempre attiva nel mondo del volontariato, dell'educazione e della promozione sociale. Ha frequentato l'Istituto Tecnico per Geometri ed è stata iscritta all'Albo dei Geometri dal 1981 al 2011 svolgendo, tra l'altro, la libera professione. Pur non essendosi mai iscritta all'Università ha frequentato master sulle tematiche del marketing, dell'innovazione e della gestione d'impresa. Tra il 1981 ed il 1995 ha gestito l'impresa edile di famiglia occupandosi prevalentemente delle relazioni con la committenza, del marketing relazionale e dell'organizzazione generale. Nel 1995 ha iniziato a svolgere l'attività di consulente e formatore delle aree: dinamiche di gruppo, tecniche di organizzazione, creazione d'impresa, motivazioni imprenditoriali anche in ottica di genere, tecniche di autoimprenditorialità, marketing di se' e bilanciamento delle competenze partecipando a numerosi progetti sia per Enti Privati che per Enti Pubblici. Tra il 1995 ed il 2008 è stata amministratrice e responsabile di progetto della società Sorelle Petrucci snc con la quale erogava servizi a favore di Enti Pubblici e Privati per il sostegno delle attività imprenditoriali, unitamente alle sorelle. Tra il 1989 ed il 1997 ha ricoperto diversi ruoli istituzionali in seno a Confindustria sia per la Provincia di Ascoli Piceno (Presidente dei Giovani Imprenditori e vice Presidente della stessa Confindustria Provinciale) che a livello regionale quale vice Presidente regionale dei Giovani Imprenditori delle Marche oltre a ruoli tecnici e di supporto in Commissioni Nazionali in seno ai Giovani Imprenditori di Confindustria. Dal 1996 è componente della Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno dove ha svolto il ruolo di vice Presidente e di coordinatrice dei gruppi di lavoro sulle tematiche inerenti l'impresa, il lavoro e la formazione. Dal 2001 ricopre il ruolo tecnico di Consigliera di Parità per la Provincia di Ascoli Piceno e, dal 2011, quello Consigliera di Parità per la Regione Marche. Nel 2014/2016 ha partecipato al gruppo di coordinamento nazionale degli Stati Generali delle donne come responsabile dei percorsi sul passaggio generazionale e degli Stati generali delle donne delle Marche. Ha collaborato alla redazione di diverse pubblicazioni e, ad ottobre 2015, ha pubblicato un breve saggio dal titolo Chi ha paura del gender? Dal 2016 è la Leader della Rete al femminile di Ascoli Piceno.
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2 risposte a Riflessione a voce alta

  1. Pingback: Una giornata non per festeggiare, ma per riflettere e sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne. | Radioattivi

  2. Monia Andreani ha detto:

    Sono d’accordo con le tue parole, vorrei però che questa giornata sia ricondotta sempre alla sua origine storica che è anche il suo senso pregnante e spesso invisibile. La centralità della condizione economica delle donne segna la differenza anche in caso di violenza. Le donne che non hanno una autonomia e indipendenza economica, che sono fragili socialmente, che soffrono di dipendenza da altri, che non hanno la possibilità di proteggersi e di proteggere quelli che amano – perché economicamente deboli – sono le donne che subiscono anche la maggior dose di violenza dalla società, e non solo dagli uomini, sono le più vulnerabili. Ci sono donne che, prive di lavoro e di protezione sociale tornano a casa dai mariti violenti, e non perché non abbiano riconosciuto la violenza, ci tornano anche dopo anni di allontanamento e dopo aver denunciato. Oggi più che mai dobbiamo pensare ad un’attenzione a 360 gradi della situazione delle donne, che la giornata internazionale e le diverse iniziative, per sensibilità e per storia anche molto distanti, non perdano di vista questo comune denominatore, che è anche un tornare in contatto con l’intento iniziale di chi ha scelto questa data. Senza sostegno all’indipendenza economica le donne sono fragili.

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