Equal Pay Day

WOW bagsIl 15 aprile l’Europa festeggia la giornata dell’eguaglianza salariale e retributiva, un’uguaglianza che tarda ad arrivare.

L’art. 37 della Costituzione riconosce alle donne lavoratrici gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni degli uomini e in Europa l’art. 141 del Trattato stabilisce proprio la parità retributiva tra maschi e femmine.

Nel novembre 2008 il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione di presentare, entro la fine del 2009, proposte per garantire una migliore attuazione delle norme UE in materia di parità retributiva tra donne e uomini, stante che “una donna deve lavorare fino al 22 febbraio (ossia 418 giorni di calendario) per guadagnare quanto un uomo guadagna in un anno”.

Per differenziali salariali e retributivi s’intendono le differenti retribuzioni orarie medie di donne e di uomini che sono rilevabili in tutti i paesi nonostante leggi nazionali e internazionali prevedano la parità retributiva; si parla indifferentemente di salari, retribuzioni, redditi, perché il fenomeno non riguarda soltanto il lavoro dipendente ma investe anche gli autonomi e le libere professioni.

La retribuzione netta mensile delle dipendenti è inferiore di circa il 20% di quella degli uomini: nel 2010 una donna ha guadagnato, in media in un mese, 1.096 € contro i 1.377 € di un uomo. Inoltre, differenze significative permangono per le laureate: una donna ha guadagnato, in media, 1.532 € mentre un uomo laureato ha guadagnato 1.929 €. Nel calcolo del differenziale si possono individuare due componenti: una componente “spiegata” da fattori osservabili che concorrono alla determinazione del salario e una componente residuale che può essere attribuita ad omissioni di fattori rilevanti oppure a fattori non osservabili direttamente.

In molti studi la componente “spiegata” del differenziale retributivo di genere osservato in Italia ammonta a circa il 20%, dunque non siamo in grado di spiegare oltre l’80% delle differenze, che sono perciò potenzialmente attribuibili a una situazione “discriminatoria”. La componente non spiegata del differenziale sembra crescere nel tempo e arriva a superare il 90 % negli ultimi anni.

Perché le donne guadagnano di meno?

Sicuramente sulla differenza incidono la discriminazione diretta o indiretta, la sottovalutazione delle competenze tipicamente femminili, la segregazione orizzontale e verticale delle donne nel mercato del lavoro.

Ma sono in gioco anche fattori più difficili da cogliere e di conseguenza superare come le tradizioni e gli stereotipi, che inducono a scelte irrazionali nei percorsi formativi, ad esempio, e la difficile conciliazione tra vita professionale e vita privata, tra cura e mercato.

In un contesto che misura tutto in termini monetari e valuta le persone per quello che “costano” un reddito basso può generare disistima di sé e indurre a uno scarso impegno quanti/qualitativo e questo mette in moto circuiti viziosi che si autoalimentano, anche all’interno delle famiglie, nei confronti della divisione dei ruoli e dei compiti tra i vari componenti.

È stato verificato empiricamente che nelle coppie con reddito femminile uguale o maggiore di quello maschile la distribuzione del lavoro domestico è più equilibrata.

Tra i fattori esterni c’è, poi, la maternità che incide sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

È stato calcolato che le donne che hanno un figlio hanno una probabilità di uscire dal mercato del lavoro pari al 46% contro il 6% delle non mamme, e che meno della metà di quelle donne rientrerà alcuni anni dopo la nascita. Dopo quattro anni dalla maternità le lavoratrici madri percepiscono salari settimanali di 7 euro più bassi di quelli delle altre donne, dopo due anni dalla maternità si ritrovano per il 38% in un decile più basso della distribuzione del reddito e solo il 23% ottengono un miglioramento contrattuale.

Una ricerca della Bocconi (Cuomo e Mapelli, 2009) ha dimostrato che molte aziende non conoscono il costo della maternità, che rappresenta in media solo lo 0,23% dei costi diretti e indiretti del personale.

La gestione dell’incertezza e la riorganizzazione del lavoro per chi resta costituisce indubbiamente un costo, ma le donne al rientro dalla maternità hanno maggiori potenzialità e professionalità (risoluzione dei problemi, empatia, cura dell’altro …) che andrebbero esaltate con opportune azioni di accompagnamento.

Ma la maternità non è che una delle variabili con le quali risultano correlati differenziali salariali, ad esempio ne è stata verificata una relazione con la partecipazione delle donne alla vita politica e sociale del contesto di riferimento e questo ci porta a una considerazione di fondo: fino a che le donne, in quanto portatrici di interessi, resteranno fuori dalle stanze deputate non solo a rappresentare quegli interessi ma soprattutto a trovare le modalità e le soluzioni affinché siano soddisfatti, il problema o la questione femminile non saranno superati.

Prendiamo quindi atto che le differenze reddituali esistono e incidono più di quanto potremmo supporre e impegniamoci affinché possano essere superate.

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Informazioni su vice Consigliera di Parità Regione Marche

Paola Petrucci è nata ad Ascoli Piceno il 2 maggio 1962, coniugata con un figlio, è da sempre attiva nel mondo del volontariato, dell'educazione e della promozione sociale. Ha frequentato l'Istituto Tecnico per Geometri ed è stata iscritta all'Albo dei Geometri dal 1981 al 2011 svolgendo, tra l'altro, la libera professione. Pur non essendosi mai iscritta all'Università ha frequentato master sulle tematiche del marketing, dell'innovazione e della gestione d'impresa. Tra il 1981 ed il 1995 ha gestito l'impresa edile di famiglia occupandosi prevalentemente delle relazioni con la committenza, del marketing relazionale e dell'organizzazione generale. Nel 1995 ha iniziato a svolgere l'attività di consulente e formatore delle aree: dinamiche di gruppo, tecniche di organizzazione, creazione d'impresa, motivazioni imprenditoriali anche in ottica di genere, tecniche di autoimprenditorialità, marketing di se' e bilanciamento delle competenze partecipando a numerosi progetti sia per Enti Privati che per Enti Pubblici. Tra il 1995 ed il 2008 è stata amministratrice e responsabile di progetto della società Sorelle Petrucci snc con la quale erogava servizi a favore di Enti Pubblici e Privati per il sostegno delle attività imprenditoriali, unitamente alle sorelle. Tra il 1989 ed il 1997 ha ricoperto diversi ruoli istituzionali in seno a Confindustria sia per la Provincia di Ascoli Piceno (Presidente dei Giovani Imprenditori e vice Presidente della stessa Confindustria Provinciale) che a livello regionale quale vice Presidente regionale dei Giovani Imprenditori delle Marche oltre a ruoli tecnici e di supporto in Commissioni Nazionali in seno ai Giovani Imprenditori di Confindustria. Dal 1996 è componente della Commissione per le Pari Opportunità della Provincia di Ascoli Piceno dove ha svolto il ruolo di vice Presidente e di coordinatrice dei gruppi di lavoro sulle tematiche inerenti l'impresa, il lavoro e la formazione. Dal 2001 ricopre il ruolo tecnico di Consigliera di Parità per la Provincia di Ascoli Piceno e, dal 2011, quello Consigliera di Parità per la Regione Marche. Nel 2014/2016 ha partecipato al gruppo di coordinamento nazionale degli Stati Generali delle donne come responsabile dei percorsi sul passaggio generazionale e degli Stati generali delle donne delle Marche. Ha collaborato alla redazione di diverse pubblicazioni e, ad ottobre 2015, ha pubblicato un breve saggio dal titolo Chi ha paura del gender? Dal 2016 è la Leader della Rete al femminile di Ascoli Piceno.
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